Una playlist New York garage e deep house con un twist di Philly's sound per lavorare in barca

La musica mi accompagna in quasi tutto quello che faccio.

Ascolto musica di generi diversi, dalla musica classica al rock, dall’opera (poca) al jazz (molto, moltissimo). Ascolto musica quando lavoro, scrivo, viaggio, guido, cucino, cammino, leggo, aspetto.

A pensarci bene, ci sono solo due cose che non faccio ascoltando musica: addormentarmi e andare a vela.

Ci avevo fatto caso durante il trasferimento di Etruria da Brindisi a Roma: molte miglia, quasi sempre in due, molto tempo da solo di giorno e di notte, niente musica. Se mi capita di stare tre ore in treno, ascolto musica e, probabilmente, uso il cellulare o il tablet per navigare. In barca no. Se faccio tre ore di turno, di giorno come di notte, non ascolto mai musica e non uso il cellulare o il tablet.

Mi basta il mare, il vento, le onde, rumori a cui non sono abituato, trame diverse. Chissà, magari un giorno mi abituerò e allora avrò bisogno di altro. Per ora va bene così. E sento poco la musica anche quando sono in rada. Anche lì preferisco il rumore del mare (fare e disfare).

Mi piace ascoltarla, invece, quando sono ormeggiato e, come questo inverno, passo lunghe ore a far lavori vari o a guardare altri far quei lavori vari di cui io non sono capace. Allora ascolto preferibilmente garage house newyorkese e deep house anni 80’/90′, possibilmente influenzata da quello che in gergo viene chiamato Philly’s sound e dai ritmi di Little Louie Vega.

Eccola qui, allora, la prima playlist da mare (o d’amare, come preferite): New York garage, deep house con un twist di Philly’s sound per quando ti tocca contorcerti in barca per stringere quel maledetto irraggiungibile bullone.